Saliva con pochi anticorpi dopo vaccini mRNA: ecco perché risultano poco performanti nel bloccare la trasmissione del virus

Autore:
Redazione
29/12/2021 - 00:26

Anticorpi nel sangue, ma non nella saliva dopo il vaccino Pfizer-BioNTech.
Un dato che ci arriva da un nuovo studio che, pubblicato su EBioMedicine, rivista dell’importante gruppo editoriale The Lancet, è stato condotto dall’Università degli Studi dell’Insubria e dall’ASST dei Sette Laghi di Varese sulla risposta immunitaria mucosale evocata dalla vaccinazione anti-Covid-19 con Pfizer-BioNTech. Mucosal immune response in BNT162b2 COVID-19 vaccine recipients è il titolo del lavoro che si basa su un’indagine che ha coinvolto sessanta operatori sanitari dell’ospedale varesino.
Lo studio dimostra che, dopo il completamento del primo ciclo di due dosi di vaccino, tutti i soggetti immunizzati presentano anticorpi neutralizzanti anti-Spike nel sangue ma non nella saliva, nella quale sviluppano anticorpi neutralizzanti solo gli individui precedentemente esposti all’infezione naturale e le cui mucose orali sono state a contatto con gli antigeni virali. Questi dati spiegano almeno in parte perché la vaccinazione a mRNA risulti efficace e protettiva contro la malattia severa, ma meno performante nel bloccare l’infezione e quindi la circolazione del virus tra i soggetti vaccinati.
La ricerca è stata coordinata dal punto di vista clinico da Lorenzo Azzi, ricercatore odontoiatra e patologo orale, e da Daniela Dalla Gasperina, ricercatrice in Malattie Infettive e attualmente coordinatrice delle attività cliniche dell’Hub Covid dell’Ospedale di Circolo di Varese; il disegno sperimentale dello studio è stato condotto e coordinato dalla professoressa Greta Forlani, direttrice del Laboratorio di Patologia Generale e Immunologia "Giovanna Tosi". Importante e preziosa è stata la collaborazione del personale infermieristico.
«Oggi il riacutizzarsi della pandemia fa emergere sempre con maggiore urgenza la necessità di indurre un’immunità sterilizzante per bloccare la diffusione del virus. A nostro parere per raggiungere questo obiettivo occorre rafforzare le difese immunitarie a livello delle vie aeree, sviluppando ad esempio preparazioni vaccinali somministrate nel cavo orale o nelle vie nasali, che rappresentano la prima barriera all’ingresso del virus nell’organismo. Sulla base delle evidenze sperimentali ottenute da questo primo studio, stiamo valutando l’andamento della risposta immunitaria umorale nel siero e nelle mucose negli stessi soggetti a circa sei mesi dal termine del ciclo vaccinale e dopo il terzo boost antigenico», spiegano Lorenzo Azzi e Greta Forlani.
L’analisi statistica dello studio è stata condotta dai professori Marco Ferrario, Francesco Gianfagna e Giovanni Veronesi, afferenti al Centro Ricerche in Epidemiologia e Medicina Preventiva (EPIMED) dell’Università degli Studi dell’Insubria.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

Per saperne di più
www.thelancet.com/journals/ebiom/article/PIIS2352-3964(21)00582-X/fulltext

 

Leggi anche i seguenti articoli
www.ilpapaverorossoweb.it/article/covid-19-uno-studio-rivela-che-un-paziente-su-dieci-si-è-ammalato-ospedale
www.ilpapaverorossoweb.it/article/vaccini-anti-covid-due-ipotesi-spiegare-gli-effetti-negativi
www.ilpapaverorossoweb.it/article/covid-19-cosa-fare-caso-di-infezione-dopo-la-prima-dose-del-vaccino

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci