Scoperti gli “autoanticorpi” che determinano i casi più gravi di malattia da SARS-CoV-2

Autore:
Redazione
24/08/2021 - 01:55

Un consorzio internazionale di ricercatori ha descritto il ruolo essenziale degli interferoni nella corretta risposta immunitaria alla malattia da SARS-CoV-2: soggetti che presentano anticorpi che neutralizzano tali molecole (autoanticorpi) o difetti genetici che ne condizionano l’espressione tendono a sviluppare forme particolarmente gravi di Covid-19.

I risultati contribuiscono anche a spiegare la ragione per cui i soggetti di età più avanzata sono più suscettibili alle forme più severe della malattia e potranno avere importanti ricadute anche nella gestione clinica del Covid-19.

Nel marzo 2020, durante i primi mesi della pandemia causata dal Coronavirus, quando si cercavano disperatamente delle “armi”, da usare contro un nemico che aveva colto alle spalle l’intera popolazione mondiale, è nato un gruppo di scienziati italiani e americani il cui unico obiettivo era quello di studiare le cause dell’estrema variabilità della malattia da SARS-CoV-2.

Questo gruppo fa capo a tre grandi istituti di ricerca, rinomati a livello mondiale nel panorama della ricerca e della salute pubblica, quali il National Institute of Health (NIH) di Washington, la Rockefeller University di New York e l'Università di Parigi e in cui l’Italia ha preso parte insieme ad altre trentotto nazioni. Tra i gruppi italiani, l’ASST-Spedali Civili di Brescia e l’Università degli Studi di Brescia sono stati tra i protagonisti insieme ad altri istituti come l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, l’IRCCS Ospedale San Raffaele (Milano), l’ASST Ospedale San Gerardo di Monza e la Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia.

Gli ultimi risultati di questo gruppo internazionale sono stati riassunti in due lavori scientifici pubblicati lo scorso giovedì 19 agosto sulla rivista Science Immunology.

«Questi studi sono la prosecuzione di un progetto di ricerca internazionale iniziato fin dai primi mesi della pandemia e volto a studiare le cause alla base dell’estrema multiformità della malattia, che può manifestarsi con uno spettro che varia dall'infezione asintomatica alla morte rapida. Da tempo le ricerche si sono concentrate sulle cause genetiche di tali diversità ed in particolare sul ruolo di alcune proteine prodotte dalle cellule del sistema immunitario, come gli interferoni, che condizionano la risposta favorevole a Covid-19», affermano i professori di Milano-Bicocca, Paolo Bonfanti e Andrea Biondi.

La ricerca ha permesso di analizzare campioni di oltre 40.000 soggetti provenienti da tutti e sette i continenti, portando ad identificare un particolare gruppo di anticorpi, definiti “autoanticorpi”, che determinano un decorso più severo di Covid-19. Questi autoanticorpi neutralizzano gli interferoni di tipo I, che sono tra le molecole più importanti della risposta immunitaria, compresa quella che viene indotta dall’infezione da SARS-CoV-2. Nella popolazione generale, la prevalenza di autoanticorpi anti-interferoni di tipo I nel sangue raddoppia dopo i 65 anni e circa il 20% di tutti i casi fatali di Covid-19 sono associati alla presenza di questi autoanticorpi neutralizzanti.

Questa scoperta potrebbe avere delle immediate ripercussioni in ambito diagnostico e terapeutico. Il riconoscimento precoce di questi autoanticorpi, soprattutto nella popolazione degli anziani e nei soggetti che presentano già mutazioni che alterano il normale funzionamento del sistema immunitario, potrebbe permettere nel prossimo futuro l’identificazione dei pazienti più a rischio e aprire le porte a nuovi approcci terapeutici basati sull’utilizzo di anticorpi monoclonali.

In caso di infezione, sono i soggetti con autoanticorpi anti-interferoni di tipo I che dovrebbero essere prontamente ricoverati per assicurare una precoce gestione della clinica associata al Covid-19 e sono sempre i soggetti con autoanticorpi che dovrebbero avere la più alta priorità nella vaccinazione. Un’altra importante ripercussione si avrebbe nella donazione di sangue e plasma di soggetti guariti dal Covid-19, perché tutti gli emocomponenti in cui si rileva la presenza di autoanticorpi dovrebbero essere esclusi dalla donazione.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

Leggi anche i seguenti articoli

www.ilpapaverorossoweb.it/article/nuove-prospettive-combattere-linfezione-grave-da-sars-cov-2

www.ilpapaverorossoweb.it/article/covid-19-autorizzato-nuovo-anticorpo-monoclonale-efficace-contro-tutte-le-varianti

www.ilpapaverorossoweb.it/article/pandemia-da-covid-19-dallo-studio-di-vo'-il-comportamento-degli-anticorpi-e-le-indicazioni

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci