Vaccini anti-Covid, due ipotesi per spiegare gli effetti negativi

Autore:
Redazione
16/04/2021 - 04:42

«Stanno uscendo molti lavori che ipotizzano diversi meccanismi che potrebbero spiegare gli eventi trombotici molto rari segnalati in persone che avevano fatto la vaccinazione anti-Covid-19. Comprendere il meccanismo alla base di questi eventi rari è importante per capire in quale direzione andare nell'acquisto dei vaccini».

A dirlo è il virologo Francesco Broccolo (Università degli Studi di Milano-Bicocca) che commenta così il fatto che si siano aperti due fronti di indagine sulle possibili cause delle trombosi cerebrali gravi finora osservate in persone che avevano fatto il vaccino anti-Covid. Le due ipotesi su cui si sta lavorando riguardano l'adenovirus disarmato utilizzato come navetta per trasportare il materiale genetico del virus SARS-CoV-2 e, secondo quanto emerge dall’analisi fatta anche da due articoli pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine, le tecniche di produzione della proteina Spike utilizzata nel vaccino.

IPOTESI NUMERO 1

La prima ipotesi riguarda l'adenovirus, ossia il virus reso inoffensivo utilizzato nel vaccino AstraZeneca come navetta per portare nelle cellule frammenti del materiale genetico del SARS-CoV-2; questi frammenti sono poi destinati a stimolare le cellule a produrre anticorpi. Utilizzano navette simili anche i vaccini Johnson & Johnson, Sputnik, Reithera e Cansino.

Ci si domanda in particolare se giochi un ruolo la sequenza genetica chiamata SP (Signal Peptide ossia peptide segnale) utilizzata per far esprimere meglio il materiale genetico del virus SARS-CoV-2 e stimolare così una maggiore risposta immunitaria. È una sequenza molto simile alla proteina tPA (attivatore tissutale del plasminogeno), ma i dati recenti stanno mettendo in secondo piano questa congettura.

IPOTESI NUMERO 2

Molti si stanno concentrando su una seconda via, indicata anche dai due articoli del New England Journal of Medicine che si sono occupati di undici casi di persone vaccinate in Germania ed Austria e di cinque casi in Norvegia, tutti con un'alta presenza di anticorpi contro un complesso eparina e fattore piastrinico 4 (PF4 - Platelet Factor 4) una proteina che in condizioni normali si lega all'eparina, fluidificando il sangue.

«Tutti e sedici i casi descritti hanno un quadro clinico i cui sintomi somigliano alla condizione chiamata trombocitopenia indotta dall'eparina (HIT - Heparin-Induced Thrombocytopenia), nella quale, anziché fluidificare il sangue, l'eparina causa coaguli, sebbene nessuno di questi pazienti fosse stato trattato con eparina. Quindi si va sempre più delineando la pista della trombocitopenia trombotica immunitaria indotta dal vaccino (VITT - Vaccine-Induced Immune Thrombotic Thrombocytopenia) nella quale si rilevano gli anticorpi anti-PF4/eparina come nella HIT», sottolinea Francesco Broccolo.

L'ipotesi riguarda le modalità di produzione della proteina Spike, l'arpione molecolare con cui il virus cattura le cellule ed in particolare la differente espressione e frammentazione della proteina Spike, che potrebbero renderla simile al fattore PF4.

Di conseguenza la spinosa complicazione riguarderebbe sia i vaccini che utilizzano il virus-navetta, come AstraZeneca, sia i vaccini a RNA messaggero (mRNA), come Pfizer. «Il problema potrebbe interessare tutti i vaccini in cui la proteina Spike non viene stabilizzata prefusione e che possono presentare la proteina Spike in diverse conformazioni o frammenti», conferma in conclusione Broccolo.

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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