Vaccini contro il Covid-19, quanto dura e qual è la loro efficacia?

Autore:
Redazione
06/09/2021 - 05:11

Il grado di protezione dei vaccini contro il Covid-19 permane nel tempo o diminuisce man mano che ci si allontana dalla data di somministrazione? Una questione non di poco conto su cui bisogna indagare a fondo anche per capire se l’eventuale calo di efficacia è fisiologico, e ciò ci porterebbe a considerare una terza dose come necessaria, oppure legato alla presenza di varianti del virus più aggressive e quindi in grado di bucare con più facilità la copertura vaccinale.

Sull’argomento risultano assai interessanti i dati forniti da una nuova analisi che, pubblicata sul New England Journal of Medicine e condotta sui lavoratori della sanità dell'Università di San Diego, in California (USA), evidenzia come l'efficacia dei vaccini mRNA (Pfizer e Moderna) contro il Covid-19 sia passata da oltre il 90% di marzo al 65,5% di luglio.

Gli autori di questo lavoro fanno notare che, a partire da metà giugno, in coincidenza con la fine dell'obbligo di indossare le mascherine nello Stato della California e la rapida diffusione della variante Delta, le infezioni sono aumentate rapidamente anche tra chi aveva concluso il ciclo vaccinale.

Lo studio ha calcolato l'efficacia del vaccino per ogni mese, da marzo a luglio, tra gli operatori sanitari dell'ospedale in cui a dicembre 2020 si era registrato un notevole aumento delle infezioni da SARS-CoV-2. A metà dicembre 2020 è iniziata la somministrazione di vaccini mRNA, a marzo il 76% della forza lavoro era completamente vaccinata e a luglio la percentuale è salita all'83%. All'inizio di febbraio le infezioni sono diminuite drasticamente. Tra marzo e giugno meno di 30 operatori sanitari sono risultati positivi ogni mese. Nello specifico, dal 1 marzo al 31 luglio un totale di 227 operatori sanitari dell'ospedale è risultato positivo al virus; 130 dei 227 dipendenti (57,3%) erano completamente vaccinati. I sintomi si sono manifestati in 109 dei 130 lavoratori completamente vaccinati (83,8%) e in 80 dei 90 non vaccinati (88,99%). Non sono stati segnalati decessi in nessuno dei due gruppi e una persona non vaccinata è stata ricoverata in ospedale con sintomi correlati a SARS-CoV-2.

La ricerca fa poi notare che in Inghilterra, dove l'intervallo tra le due dosi è stato esteso fino a dodici settimane, l'efficacia del vaccino si è mantenuta all'88% contro la malattia sintomatica associata alla variante delta. «Come osservato da altri studiosi nelle popolazioni che hanno ricevuto vaccini mRNA secondo gli intervalli standard di autorizzazione all'uso di emergenza, i nostri dati suggeriscono che l'efficacia del vaccino contro qualsiasi malattia sintomatica è considerevolmente inferiore contro la variante delta e può diminuire nel tempo dalla vaccinazione», spiegano i ricercatori.

In Italia registriamo le parole di Andrea Crisanti, docente di Microbiologia all’Università di Padova, che con preoccupazione ha sottolineato, in una intervista a il Fatto Quotidiano, che «l'efficacia dei vaccini si sta riducendo al 70% per la protezione dal contagio». Nella stessa sede ha ritenuto doveroso evidenziare come la questione contagi, vaccini e misure di salvaguardia vada letta prima di tutto in un’ottica di sanità pubblica e quindi in quest'ottica. «Il green pass, con i vaccinati che possono riammalarsi e infettare, non è una misura di sanità pubblica».

L’illustre microbiologo ha anche lasciato trasparire qualche perplessità: «Avrei preferito che alla riflessione sull’obbligo vaccinale si accompagnasse una verifica sul grado di protezione attuale dei vaccini. Questo perché da Israele arrivano dati che indicano come l’efficacia dei vaccini si sta riducendo al 70% per quanto riguarda la protezione dal contagio. Al momento sono preoccupato per questo. Pertanto, se il motivo di questa percentuale è che la protezione vaccinale diminuisce con il tempo, allora viva l’obbligo e viva la terza dose. Ma se il problema è un altro, per esempio la particolare aggressività di una variante presente o futura, allora non c’è obbligo vaccinale che tenga. Di dosi ne possiamo fare anche cinque o sei, non cambia niente».

Poi, Crisanti torna su un concetto già accennato: «No, il green pass non è una misura di sanità pubblica. È semplicemente un incentivo alla vaccinazione per chi ancora, per vari motivi, non l’ha fatta. È una scelta politica legittima, ma è sbagliato veicolare il messaggio che riservare un ambiente chiuso all’ingresso dei soli vaccinati crei un’area di sicurezza al 100%. Purtroppo sappiamo che non è così». In sostanza, come osserva ancora l'esperto, «se l’efficacia di protezione dal contagio si manterrà elevata - ma al momento non possiamo ancora saperlo - potrà servire. Se invece la protezione sarà inferiore alle attese, bisognerà rivalutare».

Infine, Crisanti si chiede se effettivamente ci sarà una terza dose e quale impatto potrà avere ed aggiunge: «Ma qui torniamo al discorso sull’analisi dell’efficacia della protezione in quanto il vaccino da solo non blocca la trasmissione del contagio, e non si può prescindere da altre misure sanità pubblica. Non possiamo rinunciare a tracciamento, contenimento e sorveglianza».

(Fonte: ANSA/AGI)

 

In copertina: Foto di Steven Cornfield su Unsplash

 

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