Sovrappeso e obesità influiscono gravemente sull’attività cerebrale

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Redazione
26/08/2020 - 01:36

Una ricerca recentemente pubblicata sul Journal of Alzheimer's Disease dagli esperti dell’Amen Clinics e del Myrna Brind Center for Integrative Medicine, presso il Thomas Jefferson University Hospital di Philadelphia, ha rivelato che l’indice di massa corporea, o BMI, è associato alla riduzione del flusso sanguigno nell’organo cerebrale, il che può provocare un aumento nelle probabilità di contrarre il morbo di Alzheimer o altre patologie neurologiche.

Gli autori del lavoro hanno analizzato più di 35.000 scansioni di neuroimaging funzionali utilizzando la tomografia ad emissione di fotone singolo, meglio conosciuta come SPECT (Single Photon Emission Computed Tomography).

«Quando il peso corporeo di una persona aumenta la sua attività cerebrale nelle regioni del cervello diminuisce, così come il flusso sanguigno che raggiunge l’organo cerebrale», spiega Daniel G. Amen, fondatore della Amen Clinics, una delle strutture più rinomate per il trattamento delle patologie legate alla salute mentale.

Il team di esperti ha considerato le scansioni di oltre 17.000 pazienti, rintracciando il collegamento tra obesità e problematiche patologiche. «Un BMI eccessivamente alto è anche associato a depressione, disturbo da deficit di attenzione-iperattività, o ADHD (Attention Deficit Hyperactivity Disorder), disturbo bipolare, schizofrenia, dipendenze, tendenze al suicidio e altre condizioni. Questo studio dimostra che il sovrappeso o l'obesità influiscono gravemente sull'attività cerebrale e aumentano il rischio di malattia di Alzheimer, nonché molte altre condizioni psichiatriche e cognitive», aggiunge Andrew Newberg, neuroscienziato del Myrna Brind Center for Integrative Medicine.

Secondo recenti statistiche il 72% degli abitanti degli Stati Uniti è in sovrappeso, il 42% dei quali con condizioni di obesità, il che suggerisce gravi implicazioni per la popolazione.

«Questo lavoro ribalta la prospettiva dell’Alzheimer come una patologia legata all’avanzare dell’età e pone al centro dell’attenzione anche lo stile di vita. Si tratta di una svolta rivoluzionaria», commenta George Perry, caporedattore del Journal of Alzheimer's Disease e neurobiologo presso la Semmes Foundation.

È importante, ricordano gli autori dello studio, affrontare l’obesità e i rischi che comporta con interventi mirati volti a migliorare la funzione cerebrale.

«La prevenzione è fondamentale in questi casi, il nostro lavoro apre prospettive allarmanti, ma abbiamo imparato che l’ambiente può influire sulla salute del cervello e che è possibile adottare abitudini salutari, come un’alimentazione sana ed equilibrata e un programma di esercizio fisico regolare», sottolinea infine Daniel G. Amen.

(Fonte: AGI - Foto di copertina: Pixabay)

 

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