Ignazio Silone, un autore da leggere per capire cosa fu realmente il fascismo

Autore:
Federico Bizzini
18/06/2020 - 04:34

In un’epoca in cui registriamo vari tentativi di riesumazione del fascismo con la becera e inaccettabile riscoperta dei suoi principi (mi rifiuto di definirli valori), abbiamo il dovere di tornare ad affrontare l’argomento per tenere sempre alta la guardia e contrastare queste insane tendenze.

Per questo motivo mi sono sforzato di trovare fonti attendibili cui ancorare il discorso ed evitare anch’io di formulare contumelie con ragionamenti del tutto personali e quindi opinabili.

Mosso da ciò, ho ritenuto utile riesumare un vecchio libro di Ignazio Silone che ha per titolo appunto Il Fascismo (recentemente ristampato da Mondadori nella collana Oscar Moderni).

Chi meglio di Silone, che fu un protagonista di quell’epoca, può risultare attendibile anche per il suo punto di vista privilegiato quale militante dell’antifascismo ed esule durante la dittatura?

Mi corre l’obbligo di chiarire che porto Silone nel cuore per il suo libro più importante, Fontamara, opera insuperata che descrive l’epopea del popolo dei cosiddettiCafonidi un’Italia periferica e ancora rurale governata dalle angherie e dai soprusi dei gerarchi perpetrati ai danni di un ceto di poveri braccianti alla mercé dei più forti.

Ovvio rimandare alla lettura di Fontamara come bagaglio culturale indispensabile.

Questo libro, insieme a Germinale di Émile Zola e Socialisti e Cattolici in Sicilia di Francesco Renda, ha costituito un punto decisivo della mia formazione culturale e politica. Non esagero dicendo che questi tre volumi hanno avuto per me un ruolo molto importante.

Silone fu tra i fondatori del Partito Comunista negli anni ‘20 dello scorso secolo e tra i protagonisti di quella stagione, ma prese le distanze dal partito per la sua concezione meno oltranzista e cattolica. Rimase un protagonista della vita culturale del nostro Paese, anche se visse in esilio fino alla fine della guerra.

L’analisi delle vicende storiche è quanto mai documentata. Il libro parte dalla narrazione della conquista dei Comuni da parte dei fascisti agevolata dall’inconcludenza degli altri partiti che, dediti solo a sterili divisioni, non intuirono la portata del fenomeno che montava.

Gli industriali ebbero un ruolo decisivo nell’assecondare la nascita del fascismo che li metteva al riparo dalle rivendicazioni socialiste.

Nonostante la eroica resistenza dei lavoratori comunisti, si assiste ad una conquista delle città perché il fascismo seppe sfruttare l’incertezza dei partiti socialista e comunista.

La disorganizzazione del movimento operaio lo rese vittima dell’aggressione fascista che lo distrusse.

Avrebbe potuto formarsi un governo di cattolici, socialisti e democratici, ma l’apparato dello Stato non oppose resistenza al fascismo.

La marcia su Roma non registrò la minima reazione della classe operaia.

Al primo Governo Mussolini aderirono rappresentanti del Partito Popolare, democratici, liberali e nazionalisti. Mussolini entrò gradualmente. L’alleanza ebbe conseguenze fatali per tutti i partiti democratici.

Il governo fascista usò ogni mezzo per disgregare il movimento operaio e si ebbero arresti in massa. La crisi del capitalismo italiano fu tale che gli industriali e la borghesia fecero una chiara scelta di campo. Nel 1925 fu sancito che solo i sindacati fascisti potessero stipulare contratti di lavoro (Patto Vidoni). Molti per poter lavorare dovettero aderire ai sindacati fascisti.

I sindacati diventano organi dello Stato che letteralmente dipendono dallo Stato.

Con i fasci venne poi limitata l’autonomia dei Comuni. Il fascismo si convinse dell’incompatibilità della dittatura con il regime parlamentare.

L’incapacità di risolvere i problemi economico-sociali portò all’oppressione del Mezzogiorno.

Peraltro, si ebbe la creazione delle corporazioni quale superamento dell’iniziativa economica privata che coincise con il controllo dello Stato e la soppressione dei partiti i cui dirigenti vennero assassinati o imprigionati.

Di fondamentale portata storica furono i Patti Lateranensi tra Stato e Chiesa. La Chiesa ottenne il dominio su un territorio di Roma adiacente al Vaticano, il riconoscimento di una serie di diritti e guarentigie per le chiese e i sacerdoti, l’insegnamento della religione, i matrimoni concordatari etc.

La Chiesa sposò alcuni principi del fascismo nonostante la presenza di uomini politici di sicura fede democratica come Luigi Sturzo e anche se è solo nel dopoguerra che autorizzò un partito dei cattolici. Intanto, il fascismo fagociterà le riviste e le case editrici cattoliche imponendo una visione unica supportata dalla censura.

La Chiesa sposa del fascismo la lotta al comunismo.

È bene chiarire che il nazismo aveva una sua precisa cultura e filosofia nel Kulturkampf, ma ciò mancò al fascismo.

Il fascismo pretese un giuramento dei docenti universitari e solo pochissimi non lo prestarono.

Il fascismo storicamente nasce in un periodo di crisi della Democrazia e si nutre della sua debolezza.

Questa in estrema sintesi la narrazione del libro, ma, come detto in premessa, non posso (e non possiamo) non rendere attuale questa ricostruzione della genesi del fascismo per quanto oggi viviamo.

Su questo punto è bene chiarire che le manifestazioni (da Casa Pound ad altri movimenti di nostalgici del regime) sono sempre più palesi e la società democratica non può tenere l’atteggiamento lassista che fu la vera causa dell’affermazione del fascismo.

Occorre spiegare, in primis ai giovani, che la dittatura approvò le leggi razziali ed eliminò ogni forma di partecipazione democratica.

 

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