Una missione durata una vita, l'autobiografia di Gino Strada

Autore:
Federico Bizzini
04/06/2022 - 01:34

Pakistan, Etiopia, Thailandia, Afghanistan, Perù, Gibuti, Somalia, Bosnia, Ruanda, Iraq, Cambogia. Tappe di una grande avventura che ha come protagonista un uomo che si è sempre battuto per l'abolizione della guerra e per il diritto universale alla salute. Un uomo che ha conosciuto i conflitti dalla parte delle vittime e che si è raccontato mettendo in primo piano tutte le emozioni, le fatiche, i dolori di una missione durata una vita intera.

Parliamo di Gino Strada e di Una persona alla volta, volume da lui scritto prima di morire (Strada è mancato all'improvviso nell'agosto del 2021), curato dalla seconda moglie Simonetta Gola e pubblicato lo scorso marzo da Feltrinelli.
«Non un’autobiografia, un genere che proprio non fa per me, ma le cose più importanti che ho capito guardando il mondo dopo tutti questi anni in giro», avverte nella prefazione del libro lo stesso Strada, personaggio che non necessita di presentazioni trattandosi di una figura pubblica di enorme notorietà e popolarità in quanto medico fondatore e animatore di Emergency che ha portato la chirurgia dove era in atto la guerra.
Da giovane con la sua famiglia (il padre era operaio alla Breda Siderurgica) ha vissuto a Sesto San Giovanni che negli anni della Prima Repubblica è definita la Stalingrado italiana tanto forte è la presenza del PCI. Strada milita nel movimento studentesco nella sinistra extraparlamentare e da medico inizia l’attività impegnandosi per una sanità gratuita per tutti. Riconosce i meriti di Tina Anselmi, ministro della Sanità democristiana, ma già partigiana cui si deve l’introduzione del Servizio Sanitario Nazionale.
«Sono un chirurgo. Una scelta fatta tanto tempo fa, da ragazzo. Non c’erano medici in famiglia, ma quel mestiere godeva di grande considerazione in casa mia. "Fa il dutur l’è minga un laurà", diceva mia madre, "l’è una missiùn". Un’esagerazione? Non so, ma il senso di quella frase me lo porto ancora dentro, forse mia madre era una inconsapevole ippocratica».
Gino Strada inizia la carriera di chirurgo e gli viene data la possibilità di fare esperienza in università americane dove si eseguivano trapianti di cuore. Tramite una cooperativa che si occupa di sanità nelle zone di guerra viene inviato in Pakistan dove tocca con mano le sofferenze causate dai conflitti e si trova costretto a praticare una nuova e diversa sanità. Il Pakistan era in pace, ma l’Afghanistan no. I malati arrivano con ogni mezzo, su carretti trainati da cavalli o cammelli e altri mezzi di fortuna. Le amputazioni di arti erano all’ordine del giorno per le mine antiuomo che incuriosiscono i bambini deturpandoli (difficilmente sono gli adulti ad essere mutilati da quelle mine). Pur avendo lavorato nella chirurgia d’urgenza, non ha mai visto nulla di simile e ferite tanto orribili.
Rientrato in Italia, comprende di essere cambiato per sempre e con la Croce Rossa Internazionale si reca a Kabul, città in piena guerra civile con l’ospedale sotto bombardamento. In una occasione i mujaheddin fanno irruzione nella sala operatoria per piazzare una mitragliatrice con cui sparare ad un gruppo rivale. Trascorre giorni interi in sala operatoria assentandosi solo per lavare alla meno peggio la biancheria intima e per fare poche ore di sonno. I malati sono cittadini normali, non combattenti e, soprattutto, sono bambini. Nel corso degli anni Strada fa tantissime altre missioni in giro per il mondo e, nei pochi rientri in Italia, narra le sue avventure ad amici e colleghi, avventure impregnate di atrocità e disumanità.
Nel 1993 ha l’intuizione di creare una struttura sanitaria per prestare assistenza chirurgica in zone di guerra, idea che all'epoca parve ai più alquanto bizzarra. Con un gruppo di amici inizia a discutere sul da farsi, il dibattito in tal senso è infinito. Occorre di tutto e in un bar di Milano si parla per la prima volta di Emergency, fondata poi nel maggio del 1994 con la moglie Teresa Sarti e con Carlo Garbagnati e Giulio Cristoffanini. Viene raccolto molto materiale sanitario e ci sono le prime donazioni, ma si decide che ognuno di loro firmi una cambiale da dieci milioni di lire per avviare concretamente il progetto.
Il noto condutore televisivo Maurizio Costanzo viene a conoscenza del progetto ed invita Strada per parlare dell’iniziativa. Non senza ritrosia, Strada partecipa al programma di Costanzo ed illustra finalità ed esigenze di Emergency narrando le vicissitudini dei malati nei paesi in guerra. Ne segue un movimento di grande solidarietà con considerevoli donazioni. Addirittura il ministro dell’Interno dell'epoca promette una moratoria sulle mine antiuomo.
Strada conosce Massud, grande capo di una fazione dei Mujaheddin che viene ucciso nel 2001, e matura la convinzione di non essere un pacifista, ma solo contro la guerra. La nota fotografia con Roberto Baggio scattata nel 1998, quando il calciatore militava nell'Inter, si rivela meglio di un lasciapassare. Strada era grande amico di Massimo Moratti e della sua famiglia con cui condivide la passione per i nerazzurri.
Il suo motto è stato questo: curare bene la gente e curare tutti, la guerra non è la tua guerra. Lo scandalo di ogni conflitto è che si curano in prevalenza civili e soprattutto bambini.
Nel 2006 Emergency decide di impegnarsi anche in Italia e viene creato un ambulatorio a Castel Volturno (NA) dove le strade sono come quelle bombardate, esiste il lavoro stagionale in agricoltura e gli immigrati vivono all’addiaccio e la sanità è considerata solo un serbatoio di voti.
Poi, Strada diventa anch’egli un paziente, dopo che per decenni ha vissuto nelle sale operatorie: viene ricoverato al Policlinico di Milano dove aveva mosso i primi passi da medico. Conosce quindi un nuovo aspetto della sanità pubblica, quello dei manager alle prese con costi e benefici dei bilanci e delle opportunità politiche. Qui matura la convinzione che si faccia scempio di risorse, finanze sottratte alla sanità pubblica a favore di quella privata con lievitazione dei costi e riduzione delle possibilità di cura per i cittadini, liste di attese sempre più lunghe, scarsi investimenti con ciò che non rende scaricato sulle spalle del pubblico. Si parla anche di una sua nomina a Commissario della Sanità in Calabria, ma l’idea non va in porto anche perché è più facile aprire un ospedale a Kabul piuttosto che in una Calabria governata solo da interessi politici ed economici.
Insomma, Gino Strada è stato un grande uomo che, probabilmente, l’Italia non ha saputo (voluto) valorizzare.

 

Immagine di copertina: Pixabay

 

 

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